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  • Manuela Romaniello

PAROLE ARABE NELL'ITALIANO CONTEMPORANEO

Aggiornamento: 9 ago 2022



Sapevate che nella lingua italiana ci sono moltissime parole che derivano dall’arabo? Tutto ciò grazie a quello che in linguistica si chiama ‘prestito linguistico’, ovvero l’adozione di una parola, un costrutto o un modo di dire appartenente a un’altra lingua (Fonte: Enciclopedia Treccani).


Nel caso dell’arabo, la dominazione dell’omonima cultura ha influenzato enormemente la lingua italiana già a partire dal VII secolo, quando gli Arabi conquistarono molti territori che si affacciano sul Mediterraneo - lasciando tante tracce del loro passaggio nelle culture locali soprattutto - dando vita a una straordinaria mescolanza di usi e costumi.


Molte delle parole che usiamo quotidianamente sono di diretta derivazione araba e questo è vero soprattutto per quei settori in cui la cultura araba eccelleva, come la matematica, la medicina, il commercio, la navigazione e l’astronomia.

Ma quali sono le parole più utilizzate? Vediamone alcune!


  • La parola ‘caffè’, dall’arabo qahwa


Le origini di questa parola sono due: la prima, fa riferimento alla parola araba che in origine identificava, più in generale, una bevanda i cui effetti stimolanti la rendevano idonea ad essere utilizzata anche come medicinale.

La parola qahwa fu trasformata ed utilizzata in modo più restrittivo, nella lingua turca, in kahve. La seconda ipotesi riconduce la parola alla regione di Caffa, in Etiopia sud-occidentale, in cui la pianta del caffè cresceva spontaneamente. Anche questa parola, come molte altre, ha mantenuto le stesse radici anche in altre lingue: si pensi allo spagnolo e al francese café e anche all’inglese coffee (Fonte: www.etimoitaliano.it).



  • Il termine ‘azimut’ viene dall’arabo al-sumut


È un termine proveniente dal lessico astronomico che si riferisce all’angolo tra il circolo verticale di un astro e il meridiano del luogo di osservazione (Fonte: GORI Alessandro (a cura di), Mondo arabo, Islam e Africa sul world wide web, Istituto regionale Toscana Orienti, Gli Orienti Web Edizioni Online, 2018).


  • La parola ‘sofà


Viene dall'arabo-persiano sofah o suffah che indica la tipica panchina utilizzata per riposarsi, davanti alle case. Nell'italiano odierno è utilizzato per indicare una poltrona o un divano imbottito con spalliera e/o braccioli.



  • La parola dialettale ‘tamarr


È usata con l’accezione dialettale di villano, zoticone, campagnolo, rustico, uomo di campagna ma deriva dall’arabo tamur, ovvero ‘dattero’.

Nei dialetti è utilizzato più con il significato di “marchand de dattes […] di essere stupido o […] un dattero secco” ovvero per esprimere l’idea di inutilità o dello scarso valore (Fonte: SERRA Luigi, Sopravvivenze lessicali arabe e berbere in un’area dell’Italia meridionale: la Basilicata, Oriental Open Archive, Napoli, 1983).


  • La parola ‘albicocco’ è di origine araba


Il termine proviene dal vocabolo arabo al-barquq - con variante fonetica birquq, che significa ‘prugne, susine’ (Fonte: GORI Alessandro (a cura di), Mondo arabo, Islam e Africa sul world wide web, Istituto regionale Toscana Orienti, Gli Orienti Web Edizioni Online, 2018).


  • La parola ‘macabro


Un’interpretazione etimologica riconduce il termine macabro all'arabo maqbar ovvero ‘tomba’ o, in senso più lato, ‘cimitero’ (Fonte: www.etimoitaliano.it).


  • Il termine ‘baldacchino


Dall’arabo bagdādī, aggettivo con il senso ‘di Bagdad’, che già nel Levante significava sia una stoffa preziosa di Bagdad sia un ornamento a forma di cupola che sovrasta qualche cosa (Fonte: GORI Alessandro (a cura di), Mondo arabo, Islam e Africa sul world wide web, Istituto regionale Toscana Orienti, Gli Orienti Web Edizioni Online, 2018).


  • La parola ‘cremisi


Nelle sue varie accezioni ha la sua origine nell’aggettivo arabo qirmizī del ‘colore della cocciniglia’, o ‘specie di cocciniglia’ - a sua volta dal persiano kirm,verme’ (Fonte: GORI Alessandro (a cura di), Mondo arabo, Islam e Africa sul world wide web, Istituto regionale Toscana Orienti, Gli Orienti Web Edizioni Online, 2018).


  • La parola ‘zucchero’ ha origini arabe e deriva da sukkar.


La parola sukkar è arrivata in Europa dall'India attraverso il persiano e poi l'arabo. Questa è un'altra parola che ha trovato la sua strada in molte lingue in cui ha mantenuto invariata la stessa radice (s-k-r): si pensi all’inglese sugar o al francese sucre o allo spagnolo azúcar (Fonte: www.etimoitaliano.it).


Ora invece una parola che appartiene ad alcuni dialetti del sud Italia, ovvero

  • Kasuriedd utilizzata in molte zone della Basilicata (e non solo).


Il significato del termine dialettale è ‘salvadanaio di terracotta’ e viene dal verbo arabo kasara con il significato di ‘rompere’. Il suffisso –iedd è un diminutivo e vezzeggiativo di origine lucana (Fonte: SERRA).



La lingua italiana ha ereditato dall’arabo moltissime altre parole e come l’italiano anche tante lingue europee, si pensi allo spagnolo o al francese.

L’arabo è una lingua diffusissima, dalla grafia e dalla cultura affascinanti, è la quinta più parlata al mondo ed è utilizzata come lingua principale da oltre 250 milioni di persone. Vale la pena studiarla, basta scegliere il corso giusto e un po’ di impegno e costanza! Cosa ne pensi, iniziamo?!

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