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  • Sabrina Tito

ERRORI DI TRADUZIONE CHE HANNO FATTO LA STORIA

Aggiornamento: 9 ago 2022

Le parole hanno il potere di creare e distruggere, intenzionalmente o casualmente, e devono essere utilizzate con cura, poiché le conseguenze ‒ dalle più futili alle più gravi ‒ non sono sempre prevedibili. Come afferma Sylvia Broome, alias Nicole Kidman, nel film The Interpreter, «Countries have gone to war after misinterpreting one another». È un’esagerazione? Assolutamente no. Per un errore di traduzione, abbiamo visto scoppiare guerre, compromettere situazioni e consolidare quelle che sono ormai delle convenzioni. Ripercorriamo alcuni degli errori maggiormente influenti.


Il frutto proibito

Partiamo dall’origine. Nell’immaginario comune è ormai diffusa l’idea che il frutto proibito mangiato da Adamo ed Eva sia una mela, quando in realtà, nel libro della Genesi, non se ne parla affatto. In un passaggio del Testamento di Adamo, infatti, Adamo afferma che si tratta di un fico.

Allora da dove è uscita questa mela? Una spiegazione condivisa da molti è che, quando la Bibbia fu tradotta in latino, la parola malumabbia abbia confuso qualche copista antico: tale parola significa sia "male" sia "mela" (anche se la prima è malum, la seconda è màlum). In realtà, viene utilizzata da Dio con il primo significato, nell’espressione “albero del bene e del male".

Inoltre, se si trattasse di un fico, sarebbe anche più logico perché, dopo aver mangiato il frutto, Adamo ed Eva prendono coscienza del fatto di essere nudi e si coprono proprio con le foglie di fico, ed è più probabile che abbiano afferrato la prima cosa che avevano davanti, piuttosto che andare in giro a scegliere la foglia più bella.


Fonte: Canva

Ancora con questa mela?

Tutti conoscono il proverbio "Una mela al giorno toglie il medico di torno" e tutti i medici sono d’accordo sul fatto che sia un frutto benefico per il corpo umano. Tuttavia, è anche vero che la mela da sola non è utile al nostro benessere se non accompagnata da una dieta equilibrata. Per questo motivo, tale detto generà un po’ di ambiguità e incertezza riguardante la sua efficacia.

Secondo alcune fonti, la soluzione è riconducibile alla sua origine. Si pensa, infatti, che derivi dall’inglese antico, in cui il termine ceppel è stato tradotto con apple, quando in realtà indicava qualsiasi frutto di forma tonda. Quindi, originariamente il proverbio era un invito a mangiare frutta in generale.

Tuttavia, anche in questo caso sorge un dubbio: perché si parla solo di frutta di forma tonda? Le banane, ad esempio, non sono altrettanto benefiche? Purtroppo, non ci sono ancora risposte a queste domande, ma è bene considerare che si tratta comunque di un proverbio, che può essere frutto di saggezza, ma anche una semplice rappresentazione di luoghi comuni.


Noi vi seppelliremo

Durante la Guerra Fredda ‒ precisamente il 18 novembre 1956Nikita Chruscèv, successore di Stalin, partecipò a un ricevimento presso l'ambasciata polacca di Mosca, nel corso del quale tenne un discorso rivolto agli ambasciatori occidentali. Pronunciò la frase "My vas pokhoronim", che può essere tradotto come "Noi parteciperemo al vostro funerale" o "Saremo testimoni della vostra fine" in riferimento al sistema capitalistico che, secondo lui, avrebbe fallito a favore del proletariato.

Tuttavia, i giornali di lingua inglese avevano reso tale frase con "We will bury you" ("Noi vi seppelliremo") che fu interpretata come una dichiarazione di guerra. Gli altri Paesi iniziarono a temere la distruzione del mondo, ma fortunatamente venne chiarito che si trattava di un “semplice” errore di traduzione.


Mokusatsu: la traduzione più tragica del mondo

Ci troviamo nel mese di luglio del 1945 e la Seconda Guerra Mondiale è praticamente terminata. Tuttavia, il presidente americano Truman manda un ultimatum al Giappone secondo cui, se non si fossero arresi davvero, il Paese sarebbe stato distrutto. Il premier giapponese Kantaro Suzuki viene a conoscenza dell'ultimatum, ma prima di prendere una decisione preferisce attendere che gli venga consegnato in maniera ufficiale.

Nel frattempo, Suzuki partecipa a una conferenza stampa in cui gli viene chiesto cosa accadrà e risponde che il governo ha adottato una posizione di mokusatsu. Tale parola in giapponese ha due significati: "considerare con disprezzo; non ritenere degno di attenzione; ignorare" e "no comment”, cioè “non rilascio commenti”. Mentre il premier lo utilizzò nel secondo senso, la stampa di tutto il mondo lo interpretò come il primo.

Fu così che il 6 e il 9 agosto 1945 Truman, infuriato, scatenò due dei più importanti attacchi nucleari della storia: quelli su Hiroshima e Nagasaki. Colpa del traduttore? Sì, ma anche di Suzuki che, conoscendo l’ambiguità del termine, avrebbe potuto formulare la frase in modo diverso.


Mens sana in corpore sano

La frase viene comunemente utilizzata come un invito a prestare attenzione alla cura del corpo, in quanto strettamente legata alla salute mentale. Giovenale, però, intendeva dire qualcosa di diverso quando scrisse queste parole nelle sue Satire.

La frase in latino è «Orandum est ut sit mens sana in corpore sano», traducibile con “allor tu prega l'aver sana la mente in corpo sano”. Giovenale, quindi, sostiene che bisogna pregare gli dèi affinché in un corpo sano ci sia una mente sana, criticando l’ossessione per la forma fisica, e non lodandola.


Fonte: Canva

Le famose scarpe di cristallo

E se vi dicessi che le scarpe di cristallo di Cenerentola sono in realtà frutto di un errore di traduzione? Ebbene sì, uno degli elementi più caratteristici della principessa Disney e della fiaba in sé è stato stravolto nel passaggio da una lingua all’altra.

In realtà, le scarpe nella versione dei Grimm sono d'oro. In una versione scozzese sono di paglia e in altre ancora di altri materiali. Fu Perrault a introdurre la variante delle scarpe di cristallo.

Secondo alcuni, l'introduzione di questo elemento sarebbe dovuta al fraintendimento della parola vair ("pelliccia di scoiattolo") ‒ presente nel racconto medievale dal quale Perrault trasse la sua storia ‒ con verre ("vetro"). Secondo altri, l'errore non fu di Perrault, ma di un copista precedente e Perrault decise di accoglierlo. A prescindere da chi fece quest’errore, è interessante vedere come possano esserci più versioni di uno stesso testo che è stato tradotto e ritradotto nel corso del tempo.


Fonte: Canva

Questione di marketing

Vediamo ora degli esempi più recenti: errori di traduzione che hanno più che altro segnato la storia del marketing, influendo sulla reazione di alcune culture nei confronti di prodotti stranieri determinandone l’esito positivo o negativo. La localizzazione presenta frequentemente errori, che talvolta possono passare inosservati e altre volte rischiano di causare fastidi ai clienti.

Il primo caso può essere rappresentato dalla traduzione dello slogan del Kentucky Fried Chicken ‒ la nota società americana produttrice di pollo fritto ‒ intorno agli anni Novanta. Lo slogan recitava "Finger lickin good (traducibile in italiano con "Buono da leccarsi le dita"), che in cinese fu reso con "Mangiati le dita". Per fortuna, l'errore non causò grosse conseguenze, in quanto i cinesi erano molto curiosi nei confronti di un prodotto che aveva riscosso enorme successo negli Stati Uniti.

Il secondo caso, invece, può essere illustrato dall'azienda scandinava Electrolux, produttrice di un’aspirapolvere di successo. La compagnia introdusse il prodotto nel mercato britannico con lo slogan "Nothing sucks like an Electrolux" ("Niente aspira come un Electrolux"). Tuttavia, negli Stati Uniti non ebbe i risultati sperati perché, nello slang americano, il verbo to suck significa "fare schifo".


Fonte: Canva

Harry Potter e gli errori di traduzione

Nelle prime versioni italiane dei libri di Harry Potter c’è un gravissimo errore di traduzione: le parole half-blood e mudblood sono state entrambe tradotte con “mezzosangue”. Questo errore ha creato incoerenze nella trama e confusione nel fandom che conosce benissimo la differenza.

Gli half-blood sono persone che, nella loro famiglia, hanno sia maghi che babbani (ovvero, non maghi). Invece, i mudblood discendono da una famiglia composta unicamente da babbani. Per questo motivo, è strano sentire Draco Malfoy insultare Hermione con la parola “mezzosangue” ‒ mudblood nella versione originale ‒ in quanto i genitori della giovane maga sono entrambi babbani.

Ciò è saltato agli occhi anche degli editori e dei traduttori italiani che hanno deciso di apportare delle modifiche nella nuova traduzione, utilizzando il termine “sanguesporco”, in quanto mud significa letteralmente “fango, melma”.

È chiaro che molti erano affezionati alla versione precedente e non hanno apprezzato la nuova soluzione. Tuttavia, era necessaria per comprendere meglio una questione importante all’interno della saga.


Fonte: Canva

Tutti questi esempi dimostrano che, nel complesso processo di traduzione, si possono incontrare ostacoli imprevedibili: le parole sono molto fragili, come le persone che le trasportano da una lingua all’altra, che possono affaticarsi o essere inadatte all'opera, possono essere infastidite o distratte.

Nonostante tutti questi errori siano stati individuati, tali “contro argomentazioni” non hanno ottenuto un grande successo. Come affermava Orwell nel suo celebre romanzo 1984, ripetere una bugia tante volte finisce per legittimarla, trasformandola in verità. Allo stesso modo, una traduzione "sbagliata" può divenire la traduzione per antonomasia e distruggere in partenza ogni tentativo di sostituirla.

Ciò non vuol dire che la traduzione sia fallimentare. Al contrario, bisogna essere consapevoli degli intralci che possono presentarsi a noi, in modo tale da essere sempre pronti a superarli e a non mollare mai tenendo a mente che è sempre possibile comunicare. E poi, è proprio dagli errori che si impara. Magari questi eventi ci aiuteranno in futuro a pensarci due volte prima di tradurre mokusatsu o utilizzare il verbo to suck, e soprattutto a dare valore al lavoro che facciamo o che vorremmo fare.

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